Contrariamente a quanto si possa pensare, Internet non rappresenta solo una porta verso il futuro ma anche un comodo mezzo per viaggiare nel passato.

Quando ero bambina, mia bisnonna Celestina, classe 1902, conservava in un cassetto del troumeau un paio di vecchie lettere e alcune fotografie, unica testimonianza di quei suoi fratelli emigrati tanti anni prima: Pietro, partito per l’America quando lei non era ancora nata e Battista, che in Merica ci voleva portare anche lei; altre volte, i fratelli partiti in cerca di fortuna si chiamavano uno Natale e l’altro Stefano, che però in America era morto giovane …. Che confusione, povera nonna!

A trent’anni di distanza dai suoi racconti, un articolo su Ellis Island e sui 22 milioni di poveri immigranti che involontariamente vi avevano lasciato, oltre a tante illusioni, una traccia preziosa della loro incredibile esperienza mi ha convinta a tentare un’improbabile ricerca utilizzando, appunto, la rete.

Quella stessa notte ho faticato a spegnere il computer ma ancor di più ad addormentarmi: dalle pagine infinite dei registri di Ellis Island col passare delle ore si erano materializzati i ricordi della mia infanzia. Pietro, GiovanBattista, Stefano e Natalino erano esistiti davvero e in America c’erano arrivati tutti e quattro...

Come raccontava nonna Celestina, suo fratello Pietro, nato a Varisella nel 1884, l’anno della Prima Esposizione Generale di Torino, era sbarcato a New York il 21 aprile del 1901, un anno prima che lei nascesse:  Torino contava 335.000 abitanti e quell’anno, il neo-nato stabilimento FIAT di Corso Dante, avrebbe prodotto 50 autovetture. Nel quartiere newyorkese di Little Italy, vivevano oltre 600.000 immigrati italiani, ma la Ford Motor sarebbe nata solo 2 anni più tardi.

     

Pietro Re aveva appena 17 anni quando salì sulla carrozza che da Lanzo lo portò alla stazione di Torino Porta Nuova…poi Susa, Modane, Parigi e infine al porto di Le Havre. Pietro non aveva mai visto il mare, al momento dell’imbarco dichiarò di saper leggere e scrivere e quasi certamente possedeva soltanto quello che aveva indosso.

    

In quegli anni, il costo del biglietto si aggirava mediamente sulle 150 lire per arrivare a 190 lire per le navi migliori, una cifra che corrispondeva a ben 100 giornate lavorative di un bracciante agricolo: mi chiedo quali sacrifici avessero fatto i miei trisnonni per acquistare il biglietto della nave e consegnargli i 30 dollari necessari a dimostrare alle autorità americane che il loro figlio primogenito aveva le carte in regola per sperare in una vita migliore..

 

Gli italiani sono stati protagonisti del più grande esodo migratorio della storia moderna. Nell'arco di poco più di un secolo, a partire dal 1861, sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze, un numero quasi equivalente all'ammontare della popolazione al momento dell'Unità d’Italia. A differenza di quanto si crede comunemente, si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane: il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte fornirono da sole il 47 per cento del contingente migratorio tra il 1876 e il 1900. La situazione si capovolse nei due decenni successivi quando il primato migratorio passò alle regioni meridionali. (da L’emigrazione italiana di Maddalena Tirabassi )

Le compagnie di navigazione che trasportavano gli emigranti negli Stati Uniti avevano i loro agenti disseminati un po' in tutta Italia. Fino alla fine del 1800, vennero sovente utilizzati gli stessi piroscafi che erano serviti per la tratta degli schiavi, con velocità di 8 miglia e meno di due metri cubi d'aria per ogni passeggero di terza classe contro i 2,5 prescritti. "L'odore che veniva dalle stive attraverso i boccaporti era tale da non poter immaginare fosse di persone umane". Nella stiva delle navi più capaci prendevano posto spesso più di 2000 persone, quando la capacità reale era di 600-1000. Non esistevano controlli, tutto era lasciato alla discrezione degli armatori e dei comandanti delle navi. Prima dell’imbarco i passeggeri venivano lavati con un bagno disinfettante, i loro bagagli disinfestati e dovevano passare una prima visita medica. Poiché le compagnie marittime potevano pagare una multa di $100 per ogni passeggero cui veniva rifiutato l’ingresso negli Stati Uniti, queste si rifiutavano di imbarcare chiunque apparisse malato o menomato. I giorni precedenti all’ imbarco, gli emigranti alloggiavano nelle locande situate nei pressi del porto oppure si ammassavano nelle banchine. Sulla nave i pasti venivano serviti, da grosse marmitte di oltre 100 litri, ai passeggeri in fila con le loro gavette.I casi di "incidenti" su questi piroscafi sono più che frequenti tanto che in breve tempo vengono definiti i "vascelli della morte" .


Pietro non viaggiò da solo nella stiva puzzolente della nave, L’Aquitaine, salpata dal porto di LeHavre nove giorni prima. Con lui c’erano Battista Colombatto, Luigi Chiambretti, Michele Airaudi, Francesco Soffietti, Nicolao Bertolotti, Agostino Baima di età diverse ma con un’unica destinazione: le miniere di Bessemer nel Michigan. .

Ma prima, bisognava superare Ellis Island... Quando le navi entravano nel porto di New York, i ricchi passeggeri di prima e seconda classe venivano comodamente ispezionati nelle loro cabine e scortati a terra da ufficiali dell’immigrazione. I passeggeri di terza classe venivano invece traghettati sull’isola di Ellis Island per una dura ispezione. Queste imbarcazioni, noleggiate dalle compagnie di navigazione, erano di solito sovraffollate e, per le loro condizioni, potevano tenere a malapena il mare. Ma chi doveva passare per Ellis Island veniva tenuto su questi traghetti senza acqua né cibo per ore: oltre il 30 per cento dei bambini arrivati a New York sofferenti di una qualche malattia moriva a causa dell'esposizione al freddo subita durante il breve viaggio attraverso la baia.

Ogni immigrante in arrivo portava con sé un documento con le informazioni riguardanti la nave che l’aveva portato a New York. I medici esaminavano brevemente ciascun immigrante e marcavano sulla schiena con del gesso coloro per i quali occorreva un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute. Per i più sfortunati, ritenuti non idonei, c’era il ritorno in Italia sulla stessa nave con cui erano arrivati. Passate le visite mediche gli immigrati sedevano sulle panche nella sala dei registri in attesa del colloquio: nome, luogo di nascita, stato civile, luogo di destinazione, disponibilità di denaro, professione, precedenti penali. Occorreva dimostrare di essere in condizioni di lavorare e di mantenersi, ma senza dire di avere un lavoro già pronto. Per la maggior parte degli emigranti l'esperienza di Ellis Island durava 4 o 5 ore. Le donne potevano sbarcare solo se accompagnate da un uomo di famiglia o se ad attenderle si presentava un “fidanzato” magari mai visto prima di allora che l’aveva comprata per procura: per migliaia di donne, la nuova vita iniziava nel modo più umiliante. Alla fine, chi era ritenuto idoneo, riceveva il permesso allo sbarco e veniva indirizzato verso il molo del traghetto per New York o verso la biglietteria ferroviaria. Infatti, il più delle volte, lasciata l'isola, gli immigrati intraprendevano un altro lunghissimo viaggio in treno per raggiungere destinazioni da un capo all'altro degli Stati Uniti.


Arrivato nel Michigan, Pietro andò a lavorare nella miniera di Tilden a Bessemer per la Oliver Iron Mining Company.
Stefano Re raggiunse il fratello tre anni più tardi e al porto di New York salutò i suoi compagni di viaggio Michele Griglione, Nicolao Favero Pich, Giuseppe Savant Ros tutti di Coassolo e diretti a Perth nell’Indiana:era il 21 novembre del 1904. Stefano seguì il fratello maggiore in miniera: il Michigan non offriva molte altre possibilità agli emigranti italiani.

fotografia di proprietà di Mattsonwork.com

Nel 1906 Pietro fece ritorno in Italia giusto il tempo di riabbracciare la mamma e le sorelle:  i primi di ottobre, attraversata in treno la Francia,ripartì per l’America portando con sé GiovanBattista.
La vita in America era dura: dodici ore al giorno sottoterra, senza alcuna garanzia di sicurezza, per una misera paga di dieci dollari la settimana. Pietro, Stefano e Battista vivevano insieme, nel board numero 74

Nel 1908, a 24 anni Pietro sposò la diciottenne Catterina Peinetti nata a Monasterolo ed emigrata con i fratelli Carlo e Martino nel 1898.


Il matrimonio fu celebrato dal Reverendo Charles Swoboda nella chiesa di St. Sebastian: i testimoni di nozze erano il fratello Stefano per lo sposo e la signorina Josephine Appino di Agliè per la sposa.
In casa si parlava inglese: Catterina, arrivata in America da bambina, aveva dimenticato velocemente il dialetto piemontese.

Dopo qualche anno di duro lavoro in miniera, Pietro, Stefano e Battista convinsero il padre a raggiungerli per vedere l’America con i suoi occhi: il 31 gennaio 1909, Antonio Re, 56 anni, s’imbarcò a LeHavre sulla Bretagne. Al suo arrivo a New York, i medici di Ellis Island annotano sul registro d’ingresso un’anomalia (purtroppo indecifrabile) nelle sue condizioni di salute:
non rimarrà a lungo in America ma abbastanza per veder nascere Mamie Katherine, la prima figlia di Pietro e Catterina a cui seguiranno Josephine Therese nel 1911, Joseph Anton nel 1915, John Peter nel 1917 e Mary nata nel 1919.

Il 2 aprile del 1910, sempre nella chiesa di St. Sebastian a Bessemer, il Rev. Swoboda celebra le nozze di Stefano Re e Teresa Coello di Locana:
il fratello Battista fece da testimone allo sposo e la signorina Maria Balagna alla sposa.

Dall’Italia, purtroppo, arrivarono brutte notizie:  l’11 luglio dello stesso anno, Antonio muore, lasciando la moglie sola con cinque bambini piccoli: Natalino, Celestina, Maria, Teresa e Pierina. Battista fu costretto ad imbarcarsi e rientrare in Italia.

Nel 1910 la maggior parte delle linee marittime aveva trasformato le stive delle nuove navi, con sistemazioni di terza classe. Cabine da 4 o 6 letti presero il posto degli enormi dormitori. I pasti erano serviti in sale da pranzo su lunghi tavoli.

Il forte sviluppo industriale ha conferito un aspetto nuovo alla città. Nel 1911 Torino conta 430.000 abitanti di cui circa 60.000 immigrati che lavorano in 5150 aziende industriali.


      

Mentre fervono gli ultimi preparativi per l’inaugurazione della grandiosa Esposizione Universale di Torino, che superò i 7 milioni di visitatori, il 25 aprile 1911, nel bosco della Modonna del Pilone, oppresso dai debiti e dalle disgrazie familiari, Emilio Salgari autore di più di 100 romanzi e 200 novelle si toglie la vita, squarciandosi il ventre e la gola con un rasoio,  lo sguardo rivolto al sole nascente, secondo il rituale dei samurai giapponesi.

Nel 1911 nasce a Bessemer Dominc Re, primo figlio di Teresa e Stefano

 

Due mesi dopo la tragedia del Titanic, Pietro affronta, per l’ultima volta, il lungo viaggio verso l’Italia, con la speranza di portare in Americala madre vedova e i fratelli.

Rientrerà solo ma l’anno dopo riuscirà ad acquistare un pezzo di terra e a costruire la sua fattoria: non sarà più costretto a scendere in miniera e per i successivi trent’anni produrrà latte che consegna a domicilio a tutta la città.

Battista, ancora in Italia, si fidanza con Natalia Brero e nel 1913 decide di tornare in America. Tra le migliaia di Italiani in cerca di fortuna, quell’anno sbarcò al porto di New York un giovane partito da Taranto con il nome di Rodolfo Guglielmi, per il mondo Rodolfo Valentino.

Il 22 agosto del 1913, sempre a Bessemer nasce Ernest Peter, secondogenito di Stefano e Teresa

 

L’anno successivo, il 1° maggio del 1914, Natalina, la fidanzata di Battista, accompagnata dall’amica Teresa Bussone di Vallo e da Natalino, il più giovane dei fratelli Re, sbarca al porto di New York.

Un mese più tardi, il Rev. Swoboda celebra il matrimonio di Battista e Natalia : è il 17 giugno del 1914.

L’anno dopo scoppiò la prima guerra mondiale e nessuno di loro fece mai più ritorno a casa.

Nel 1916 nascono Anton, il primo figlio di Battista e Maria e Renaldo, terzo e ultimo figlio di Stefano e Teresa. Battista e Maria avranno altri tre figli: James nel 1917, John nel 1918 e Mary nel 1919.


Battista lavorerà nella Anvil Mine di Bessemer per tutta la vita.

Le statistiche ufficiali dicono che, nel decennio 1900-1910, nelle miniere di ferro del Michigan e di carbone del Texas - morirono 30.000 minatori, tra i quali agli italiani spetta il primato negativo, e tantissimi rimasero mutilati. In miniera ci si ammalava anche di tubercolosi: ogni anno rientravano in patria oltre 1.000 nostri connazionali minatori che avevano contratto la tubercolosi. E le Compagnie minerarie non prevedevano nessun risarcimento per le vedove e gli orfani. Pancrazio Re di Varisella, sposato e con figli, morì nella Mikado Mine di Bessemer il 18 agosto 1902sepolto da una montagna di detriti: era sbarcato a New York solo 4 mesi prima, il 21 aprile 1902.

In quegli anni si sposa anche Natale. Nel 1923 Steve e Natale decidono di trasferirsi con le rispettive famiglie nel Minnesota.
 Mary, la moglie di Natale, muore nel dare alla luce la seconda figlia, lasciando Natale solo con due bambine: Florence e Marietta.

Il 5 agosto del 1926 a Biwabick Natale si risposa con Miss Mary Petrella.

 

Il 18 aprile 1927 a Saint Louis, Minnesota, Stefano Re, a soli 41 anni, muore. Due mesi dopo nasce il primo figlio maschio di Natale: verrà battezzato Stefano Re in memoria dello zio. Natale e Mary avranno altri due bambini: Peter, che morirà poco dopo la nascita e Barbara, nel 1931. Nel censimento del 1930 Natale e la sua famiglia risiedono ad Anoka, Minnesota.

Nell’aprile del 1944 a Pietro, 60 anni,viene diagnosticato un tumore allo stomaco: morirà nella sua fattoria il 7 giugno dello stesso anno.

Battista, già provato dalla morte improvvisa della moglie nel 1941, si ammala di depressione: il 22 settembre 1948 suo figlio John J. lo trova morto, impiccato, nel garage di casa: vent’anni dopo, John J. Re, 44 anni, una moglie e quattro figli, sarà l’ultima vittima della miniera di Peterson, Bessemer.

All’inizio degli anni’60, dei quattro fratelli pionieri rimane solo Natalino, così descritto da suo nipote Jim Re:“Mio nonno Natale era un grande lavoratore che provvedeva bene alla sua famiglia. Era un uomo alto e di bell’aspetto. Nel poco tempo libero si occupava dell’orto e gli piaceva bere il vino. La domenica andavamo a pranzo a casa sua, poi salivamo tutti in macchina e facevamo lentamente il giro del quartiere: erano gli anni ’50, quando la benzina costava poco e le auto erano molto grandi”.
Natale muore il 7 aprile del 1964.

     

Due anni più tardi chiuderà l’ultima miniera di ferro del Michigan.

Come in ogni viaggio che si rispetti, anche in questo, seppur virtuale,ho conosciuto nuovi amici, ho visitato città che non esistono più e ho ascoltato tante storie,alcune di successo, altre tragiche, altre commoventi nella loro semplicità, ma tutte speciali e che non meritano di essere dimenticate. Per questo, ogni volta che lungo la strada mi è capitato di leggere un cognome dall’aria famigliare, mi sono fermata a prendere appunti. Ho raccolto così la testimonianza muta ma ancora viva di oltre 4.000 tra uomini, donne e bambini che in quegli anni, con grande coraggio e tanta disperazione, hanno lasciato le Valli di Lanzo e del Canavese in cerca di una vita migliore. Tanti sono tornati, tanti hanno messo radici in paesi di cui sicuramente non avevano mai sentito parlare prima : Idaho, Wyoming, Indiana, Pennsylvania, Kansas, Illinois, Utah, Nevada …. L’archivio, aggiornato periodicamente con nominativi, notizie e documenti che arrivano da ogni parte degli Stati Uniti,è a disposizione di chiunque voglia anche solo scoprire se anche nella sua famiglia, c’è stato un pioniere….Intanto, il mio viaggio nel passato continua, rivelandosi ogni giorno più lungo ed emozionante del previsto. E, sono sicura, ancora ricco di sorprese.


Un abbraccio caloroso alle zie Mary Chiapusio di Hurley, Wisconsin (figlia di Pietro); Barbara McCooley di Minnetonka, Minnesota (figlia di Natale); Florence Madden di Quartzsite (figlia di Natale), Arizona e ai cugini d’America: Joe e Sharon Re di Omaha, Nebraska (nipoti di Pietro); Jim e Sharon Re di Scottsdale, New Mexico (nipoti di Natale); Paul Re di Albuquerque, New Mexico (nipote di Stefano); Linda Mae Jallen, Minnesota (nipote di Stefano); Debbie DeRosso di Appleton, Wisconsin (nipote di Battista). Un saluto particolare a tutte le persone che hanno condiviso con me la storia della loro famiglia ed in particolare a Mr.Richard Holt, Lakeland, FL.

Un particolare ringraziamento a Mr. Eddie Sandene presidente della Bessemer Historical Society per il suo costante aiuto e a Mr. Vince Polkus per i suoi preziosi certificati anagrafici

A nonna Celestina e a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, hanno avuto il coraggio di inseguire un sogno

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